Tutti gli anni facciamo un pezzo di strada con più di centocinquanta ragazzi, adolescenti e preadolescenti che stanno vivendo quella strana fase della vita piena di contraddizioni, di speranze, di crisi, di ricerca, di energia…ragazzi così simili e così diversi tra loro…ciascuno ci si presenta portando con sé la propria storia e la propria personale fatica e a noi tocca il duro e il meraviglioso compito insieme di entrare nelle loro vite…a volte in punta di piedi e a volte urlando…a volte con il loro permesso e a volte spalancando la porta…ci avviciniamo a loro con curiosità, passione, immensa fiducia e anche un po’ di paura. Incontriamo ragazzi dalle vite più o meno tormentate, dai passati e dai presenti più o meno complicati, spesso sfiduciati da loro stessi, dagli adulti e dal futuro. Che peccato!

Tra questi ragazzi c’è Marco, 16 anni che sicuramente tutto avrebbe voluto fare quel giorno, tranne che incontrare un educatore; il suo assistente sociale dice che può aiutarlo a trovare la sua strada, a stare meglio, ma Marco non ha bisogno di nessuno, è abituato ad arrangiarsi, è un ragazzo come tanti, con due genitori separati (o quasi), con zero voglia di andare a scuola e tanta voglia di divertirsi: chi dice che sta male?! Marco è alla disperata ricerca di quell’adrenalina che non sa controllare, che lo porta ad un passo dal cielo ma quando è troppa lo fa precipitare, che lo fa sentire invincibile e allo stesso tempo, quando scarseggia lo fa rinunciare.

L’obiettivo con Marco è quello di aiutarlo a trovare qualcosa che gli piaccia, che riesca a portare a termine per poter dire “ce l’ho fatta! Anche io valgo! Anche io sono qualcuno!”. Marco inizia così un percorso di accompagnamento educativo che durerà due anni. Marco è come la disciplina che ama tanto, il downhill, e così è il suo percorso, fatto di alti e bassi, di cadute clamorose (tra cui un procedimento penale per uso e spaccio di sostanze) e di ripartenze impegnative e faticose, così la sua relazione con l’educatore, fatta di vicinanza, di ricerca di conferme e di fughe. Marco partecipa a Fuori dai luoghi comuni dove ha la possibilità di mettersi in gioco presso un’azienda del territorio e di formare le sue competenze trasversali, Marco vacilla tra voglia di farcela e tentazione di mollare, porta a termine l’esperienza anche se non senza qualche inciampo di troppo.

Ancora.

A Marco viene proposto di fare un tirocinio di 3+3 mesi presso una pizzeria ma anche questa volta riesce a portare a termine l’esperienza, condotta in modo altalenante, soprattutto grazie all’educatore, a volte più presente e a volte più sullo sfondo, ma che c’è, lo ascolta, gli da consigli, lo rimprovera, lo sprona, si arrabbia e grazie ai proprietari che lo fanno sentire parte della famiglia. A Marco viene offerta un’opportunità di lavoro che coglie, seppur nell’incertezza, seppur nel suo continuo saliscendi. Perché Marco è alla disperata ricerca di conferme da parte degli adulti e quando le trova non vede l’ora di fidarsi e affidarsi a loro, perché Marco in fondo spera che qualcuno riesca ad aiutarlo e gli insegni a regolare quella sua instancabile voglia di adrenalina e l’educatore con lui non ha che provato a fare questo.

Marco ce l’ha fatta? Marco ha trovato la sua strada? Marco si è dato pace? Forse Marco continuerà a vivere percorrendo le sue tanto amate discese spericolate, e sicuramente cadrà ma siamo sicuri che ha anche imparato che è possibile tendere una mano e trovare risposta. E allora GRAZIE a Marco e a tutti quei ragazzi che ogni anno abbiamo il privilegio di incontrare, che affianchiamo nel difficile compito di crescere e che sicuramente fanno crescere un po’ anche noi.